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+ + +  San Bernardo :: il cane e il Passo  + + +

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Tratto da

"Cani di Razza - il San Bernardo"

di Giovanni Morsiani - Giovanni De Vecchi editore, Milano 1993.

Pubblicato su www.cantieresanbernardo.it con il consenso dell'autore.

 

 

 

Un misantropo sentimentale ha foggiato l'aforisma spesso ripetuto a pappagallo: Da quando conosco gli uomini, amo gli animali. Io affermo al contrario: chi veramente sa conoscere e amare gli animali, inclusi quelli superiori e a noi pi vicini, e ha un po' di comprensione per il divenire filogenetico, percio' in grado di comprendere appieno l'unicit dell'uomo e rispettare il suo prossimo.

[ Konrad Lorenz ]

 

            Dal 15 al 21 maggio 1800 Napoleone Bonaparte attraversa il valico ancora coperto di neve con un esercito di 35.000 uomini, 3.000 fra cavalli e muli e 40 pezzi di artiglieria, a cui si sono aggiunti 6.000 montanari del Vallese incaricati di trainare i cannoni su tronchi d'albero. Per questo massacrante compito sono stati utilizzati soprattutto i cani dell'Ospizio (di San Bernardo), oltre a servirsene come guida e scorta per le truppe.

[ Ospizio di San Bernardo: archivio ]

 

 

 

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                  - Viadotto del Gran San Bernardo, Valle d'Aosta 1959-1961, ing. Angelo Frisa, SITRASB.

Progetto architettonico FIAT SpA - Divisione Costruzioni e Impianti. Impresa Carpegna & Sabbadini.

 

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            Al confine tra Italia e svizzera, nel pieno cuore delle Alpi, a 2472 m di altitudine, sorge l'Ospizio del Gran Sanbernardo, il cui passo stato per migliaia d'anni punto di contatto tra i paesi del meditterraneo e l'Europa centro-settentrionale. Testimone nel tempo del flusso costante di uomini e culture circondato da un anfiteatro di montagne di straordinaria vastit: ad ovest e a nord il Bianco con le guglie e i ghiacciai, ad est il Gran Combin, il Golliaz e il Velan e a sud il Gran Paradiso. A causa di questa particolare posizione e del suo orientamento verso nord-est il passo costantemente attraversato da correnti gelide e violente che lo rendono uno dei luoghi pi freddi del mondo (difficilmente la temperatura media giornaliera in un anno supera lo zero e le nevicate, assai frequenti anche in estate, possono raggiungere i 3 m, il vento, durante le tempeste pu superare anche i 200 km/h). Un clima di questo tipo contrario a molte forma di vita vegetale: solo i salici polari e i ranuncoli di ghiaccio crescono a malapena nelle zone pi soleggiate, fra rupi ricoperte di ghiaccio.

In questo ambiente quasi incompatibile con la vita, sovrastati e circondati da un paesaggio lunare ed apocalittico, hanno operato per centinaia d'anni, come buon samaritani al servizio dell'uomo, i cani di San Bernardo. Simbolo di forza, resistenza, abnegazione e fedelt all'uomo, il gigante delle Alpi fra le pi note delle razze canine esistenti da sempre.

 

 

      :: San Bernardo in carne e osso

 

            Il San Bernardo il pi grande dei mastini. Le ipotesi sulla sua origine sono molte e non tutte provate. Probabilmente le pi accreditate sono quelle sostenute da C.Keller, H.Kramer e A.Heim, studiosi e allevatori che farebbero risalire il cane di San Bernardo al molosso pesante di lontana stirpe assiro-babilonese (cani molto simili al san Bernardo sono rinvenibili presso le civilt sumero-arcadiche e assiro-babilonesi della Mesopotamia, dove cani fisicamente molto dotati, a muso corto, venivano allevati e utilizzati sia per la guardia che nella caccia a grandi animali selvatici). Il primo ritratto che conosciamo del San Bernardo conservato a Londra nel British Museum ed risalente all'850 a.C. Si tratta di una situla votiva in terracotta di origine assira rinvenuta a Ninive [1] , che raffigura in bassorilievo un enorme molosso tenuto al guinzaglio da uno schiavo.

 

 

 

                  - tavoletta di Ninive, British Museum, Londra [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 14].

 

 

            Il grintoso mastino, cane nazionale del bellicoso popolo assiro che occupava la parte settentrionale della Mesopotamia, deriva, nella sua versione pi ridotta dal Mastino del Tibet leggero (Schanktyp' o tipo bovaro'), tuttora esistente anche se piuttosto raro (qualche esemplare si incontra oggi nelle esposizioni cinofile del Centro-Europa) e nella versione gigante del Mastino del Tibet pesante (Rumpftyp), oggi totalmente estinto. L'origine di questi cani tibetani va individuata nel leggendario Canis Molossus, che a sua volta deriva direttamente dal gruppo etnico del Canis familiaris inostrazewi' vissuto circa 6.000 anni prima di Cristo.

Il Canis familiaris inostrazewi (insieme all'Intermedius, al Metris Optimae e al Leiner) rappresenta una prima differenziazione etnica (e quindi genetica) nella specie dei canidi, dal progenitore della specie canina, il preistorico Tomarctus (il Canis familiaris inostrazewi considerato il preludio delle razze canine propriamente dette). L'eterno dualismo fra mastino pesante e leggero, che nasce nella notte dei tempi, ha influensato in modo spesso determinante tutte le razze molossoidi fino ai giorni nostri ingenerando equivoci sulla loro origine. Nel Tibet il Mastino leggero era originariamente cane da mandria. Di grande taglia, resistentissimo alle intemperie, teneva lontano orsi e altre bestie feroci. Del Mastino pesante invece sappiamo che Aristotele, tutore di Alessandro Magno, lo definisce difensore di straordinario vigore e Marco Polo nel Milione lo descrive alto come un asino e potente come un leone nelle fattezze e nella voce [] difende monasteri e villaggi affrontando addirittura la tigre.

            Grazie ai Fenici, navigatori di provata esperienza, che contribuirono, alla diffusione nei paesi del Mediterraneo, anche insieme ad altre razze, del mastino delle due variet, e grazie agli scambi commerciali che i fenici intrattenevano con gli abitanti delle isole britanniche, si conobbero i grandi molossi anche in quei territori; questi molossi sarebbero divenuti successivamente i progenitori dell'attuale Mastino inglese, il Mastiff .

anche noto che Re Serse di Persia (nato intorno al 519 AC fu re della Persia dal 485 al 465 AC ed anche re dell'Egitto<) verso il 470 a.C. introdusse in Grecia i molossi assiri. Questi, in seguito, sarebbero stati portati nell'area mediterranea da Pirro, re dell'Epiro (318 AC - Argo, 272 AC) durante le sue molte guerre di conquista (gi al tempo i mastini erano noti con il nome generico di molossi, dalla regione greca Molossia che prendeva lo stesso nome della trib pi popolosa dell'Epiro). Non da escludere, in oltre, che Carlo Magno (2 aprile 742 - 28 gennaio 814), durante le sue guerre di espansione nei paesi asiatici, abbia contribuito alla loro diffusione. E' invece cosa certa che all'epoca del Alessandro Magno (Pella, Macedonia, 20 luglio 356 a.C. - Babilonia 10 giugno 323 a.C.) i mastini, soprattutto pesanti, fossero altamente considerati: il re indiano Poros don il primo di questi cani proprio ad al Grande Macedone.

Le cronache del trempo riportano in oltre che nel 326 a.C. centocinquantasei di questi cani, che Alessandro utilizzava abitualmente contro leoni ed elefanti, furono opposti nelle arene a belve e gladiatori (proprio Aristotele era solito chiamare i grandi mastini leontonix, cio discendenti dai leoni).

Nella Roma antica sono molte le fonti che parlano di grandi cani asiatici, massacratori di uomini e animali; contro leoni, schiavi e gladiatori nelle arene, ma soprattutto in guerra. Mastini di tipo leggero, resi pressoch invulnerabili contro le frecce da maglie di ferro e da corazze, precedevano le fanterie nell'attacco, dimostrandosi spesso decisivi per le sorti della battaglia. In seguito intervenivano i mastini pesanti che, con pochissimi soldati , rendevano praticamente inespugnabili i capisaldi conquistati. L'usanza di inquadrare i molossi in unit militari fu adottata anche dai Barbari, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, e si protrasse per tutto il Medioevo.

            Cesare, nel 58 a.C., durante le campagne di conquista delle Gallie, port al suo seguito i molossi leggeri che poi si diffusero nelle valli elvetiche originando quindi i Grandi Bovari Svizzeri. Quarant'anni pi tardi l'esercito romano occup tutte le valli svizzere fino al Reno. Nel 12 a.C. l'imperatore Augusto fece costruire la strada di congiunzione fra Aosta e Martigny, questa attraversava le Alpi Pennine a 2472 m di altitudine proprio nel medesimo luogo (pi tardi denominato Passo del Gran San Bernardo) dove nel 218 a.C. Annibale era passato con i suoi elefanti per scendere nella penisola italiana. I Romani eressero nei pressi dell'attuale valico un tempio dedicato a Juppiter (Giove), denominando il valico Mons Jovis, nei pressi del tempio costruirono rifugi per i legionari destinati a presidiare il passo e i ricoveri per i loro formidabili ausiliari a quattro zampe. Pi tardi tutte le guarnigioni romane poterono utilizzare i molossi pesanti per controllare i passi alpini conquistati nella Valle d'Aosta e nel Vallese. Nel periodo finale della dominazione romana i grandi molossi, utilizzati ovunque come guardiani di postazioni commerciali o militari, poterono diffondersi, oltre che nella Val d'Aosta e nel Vallese, anche nel Giura, nell'Oberland Bernese e nel cantone di Vaud.

            Nel Medioevo questi cani furono adottati da famiglie feudali e da ordini religiosi per custodire castelli e monasteri.

A causa del quasi assoluto isolamento dei territori alpini non ci si deve meravigliare che questi cani si siano conservati tipologicamente e geneticamente intatti per parecchi secoli, giungendo fino a noi prima come mastini delle Alpi o mastini alpini (cos nel 1414 li chiamava San Girolamo) e poi come cani di San Bernardo (nome che viene attribuito loro nel XIX secolo).

Nel 1049 (quarant'anni prima della nascita di Bernardo da Chiaravalle) con il proclamato intento di aiutare, assistere e dar rifugio ai viandanti delle montagne (che al tempo si valicavano solamente a piedi. Il traforo viene inaugurato il 19 marzo 1964), fu fondato, dal nobile Bernardo da Mentone (Arcidiacono di Aosta, anche lui un altro futuro San Bernardo), l'Ospizio del Gran San Bernardo. Sembra che il capostipite dei grandi mastini dell'Ospizio fosse un gigantesco douge usato per la guardia della propriet del barone di Mentone in Savoia, ai piedi delle Alpi. Non un caso che questo cane sia dipinto su un cimiero da elmo della casata svizzera Heiliberg (foto) (risalente alla prima met del XIV secolo il primo ritratto medievale del molosso pesante, cio del moderno San Bernardo) su un cimiero da elmo della casata svizzera Heiliberg (foto). Non un caso che nel museo nazionale di Berna sono conservati documentazioni sull'allevamento di mastini posseduti da case signorili dell'Oberland Bavarese, del Vallese e di altri cantoni svizzeri (sorprendente la precisione e la cura nella costruzione degli alberi genealogici. Sembra fosse un'ambizione dell'aristocrazia svizzera quella di conservare in purezza i grandi molossi e non azzardato ritenere che gli attuali San Bernardo ricongiungano le loro linee di sangue a questi progenitori).

 

 

 

 

dipinto su un cimiero da elmo della casata svizzera Heiliberg (risalente alla prima met del XIV secolo il primo ritratto medievale del molosso pesante, cio del moderno San Bernardo) [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 14].

 

 

Quando i monaci del Gran San Bernardo decidono di utilizzare per le loro opere di soccorso gli ausiliari canini, la scelta, viste le straordinarie doti di forza e di resistenza richieste per un lavoro quasi sempre ai limiti della sopravvivenza, non pot che cadere sui grandi mastini romani', gi presenti su tutto il territorio elvetico e nella Valle d'Aosta. La taglia e la potenza (doti imprescindibili per la funzione di soccorso) vengono selezionate plurisecolarmente dai monaci con lo scopo di migliorarne l'intelligenza e l'olfatto (l'opera dei monaci modifica anatomicamente il cranio che da quasi piatto diventa convesso, soprattutto anteriormente, caratteristica questa ancor oggi essenziale nella valutazione morfologica del cane di San Bernardo). E' difficile dire con certezza quando i monaci dell'ospizio di San Bernardo abbiano cominciato a utilizzare i cani nell'attivit di soccorso, si pu per presumere che questo sia avvenuto due o trecento anni dopo la fondazione dell'Ospizio (prima di questo periodo non si hanno notizie certe sulla presenza dei cani in quelle zone anche perch il tempio romano di Giove e i manufatti annessi erano stati completamente distrutti dai Saraceni nel 950 d.C.; Secondo il reverendo Cuming Macdona [2] , che nella seconda met dell'800 ebbe una lunga relazione epistolare con il bibliotecario dell'Ospizio, Etienne Metroz, i cani avrebbero fatto la loro comparsa sul passo poco dopo la fondazione del convento. Purtroppo, a causa di un incendio scoppiato all'Ospizio nel 1555, quasi tutto l'archivio and perduto e da quanto rimane non si pu trarre nessuna informazione certa. E' solo verso la met del XVII secolo che si hanno notizie certe della presenza dei molossi all'Ospizio).

            Nel maggio del 1800 Napoleone Bonaparte attraversa il passo alla testa di 40.000 soldati. Il  capitano Coignet, ufficiale dell'esercito napoleonico l'autore di un libro di memorie su quella spedizione. L'ufficale francese descrive lungamente l'aspetto ed il particolare lavoro di questi cani (secondo Coignet Napoleone in persona, durante l'incontro che ha con il priore dell'Ospizio il canonico Louis Antoine Luger, si interessa molto dell'opera benemerita svolta dai monaci e dei cani. In oltre uno dei generali, Dessaix, viene salvato da alcuni cani mentre, alla testa di un piccolo drappello di soldati, si trovava sul baratro in cima al Monte Telliers; nella cappella del convento esiste ancora oggi una lapide che ricorda l'episodio). Nei fatti: Napoleone fa costruire altri due ospizi, uno al Passo del Sempione (tutt'oggi esistente) e l'altro sul Moncenisio. Del funzionamento di questi nuovi ricoveri vengono incaricati gli stessi monaci di San Bernardo; e i loro giganteschi cani.

Nel 1815 una coppia di cani di San Bernardo dell'Ospizio viene importata in Inghilterra dalla contessa Boode (il maschio, di nome Lion, ha un'altezza al garrese di 80 cm e gi la tipica testa con muso quadrato, labbra ben sviluppate e stop evidente. Lion e suo figlio Caesar furono raffigurati da Sir Edwin Landseer [3] nel 1820). Negli anni successivi, molti allevatori inglesi, probabilmente allo scopo di rinsanguare il loro cane nazionale (Mastiff) acquistano a pi riprese cani dall'Ospizio. Nel 1830 l'interesse per il San Bernardo in Inghilterra tale che la stessa regina Vittoria ne possiede una coppia.

            Secondo i documenti dell'archivio dell'ospizio dal 1817 i monaci, al fine di ridurre gli effetti negativi della consanguineit, cominciarono ad utilizzare anche alcuni esemplari di mastini pesanti che nel tempo si erano stabiliti nelle valli circostanti e poi, allo scopo di migliorarne ulteriormente il manto e la resistenza, introducono  anche il Terranova e il Cane da montagna dei Pirenei. All'atto pratico per, il manto assai pesante e lanoso che si otteneva con questi incroci si rivel antiproducente perch nell'ambiente polare del Passo del Gran San Bernardo, la neve gelata, addensadosi sul pelo, appesantiva l'animale. Da allora i monaci conservano solo i soggetti a pelo corto. Nasce comunque cos la variet a pelo lungo che, allevata nelle valli svizzere e poi in tutto il mondo, tanto successo ha avuto negli anni passati ed ha tutt'oggi (si pu affermare che il 70% dei cani di San Bernardo esistenti oggi abbia pelo lungo).

 

 

 

Lo standard internazionale del cane di San Bernardo ufficialmente approvato il 2 giugno 1887 dal Congresso Cinologico Europeo di Zurigo.

 

 

                  - sopra: il san bernardo [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 72].

 

 

 

 

 

 

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san Bernardo :: topologia di razza, morfologia e carattere

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Il san Bernardo, probabilmente il pi maestoso e imponente di tutti i cani, un gigante' che impressione per potenza atletica e mole. Tipico cane da lavoro, dotato di eccezionale forza e resistenza, ha movimento sciolto e potente ed un carattere mansueto.

 

 

 

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Descrizione [4] : testa – corpo – manto –dimensioni

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                  - sopra: caratteristiche generali. Maschio e femmina [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 72].

 

:: La testa

 

 

Testa. Caratterizzata dalla convergenza degli assi longitudinali superiori del cranio e del muso, la testa, ha una lunghezza totale e una larghezza misurata agli zigomi pari rispettivamente al 37% e al 34% dell'altezza al garrese (il garrese nei mammiferi la parte del dorso situata immediatamente dietro il collo, in corrispondenza delle prime vertebre dorsali). La larghezza degli zigomi coincide con la lunghezza del cranio. L'insieme cranio-muso angoloso e squadrato e mai impostato su linee tonde. Il tartufo (naso) voluminoso, piatto superiormente, solitamente nero e con narici molto ampie e aperte (la larghezza del tartufo in alcuni maschi pu raggiungere i 7 cm; infatti quello pi largo della specie canina). La convergenza ideale della testa tale che gli assi superiori del cranio e del muso formino tra loro un angolo di 165. La faccia anteriore del tartufo sulla medesima verticale della faccia anteriore del muso. L'angolo formato dalla faccia superiore con la faccia anteriore del tartufo retto e la faccia superiore del tartufo sulla stessa linea della canna nasale.

 

 

 

 

- [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, pp. 73-76].

 

 

 

                  - (sopra) la voluta labiale ha lo stesso raggio di curvatura del profilo frontale del cranio. [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 79].

                  - (sotto) lo stop [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, pp. 78-82].

 

 

Canna nasale. La canna del naso molto larga, piatta ed attraversata longitudinalmente da una scalanatura non profonda. Ha un profilo rettilineo, salvo una interruzione netta in prossimit del tartufo. Data la forma cuboide del muso che implica parallelismo delle sue facce laterali, la canna nasale mantiene la stessa larghezza dalla base all'estremit. I margini laterali della canna nasale sono spigolosi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                  - sopra: la convergenza nella testa ideale [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 74].

 

 

 

Labbra e muso. Le labbra superiori, molto abbondanti e spesse, anteriormente, presentano alla loro disgiunzione, un semicerchio che si avvicina alla forma di una U rovesciata. Visto di profilo, dopo un lungo tratto pressoch verticale che continua il bordo anteriore del tartufo, il cane ha un margine anterior-inferior-laterale a forma di semicerchio (voluta labiale) il cui raggio di curvatura lo stesso dell'arco frontale del cranio. Le labbra inferiori, moderatamente pendenti, formano con le superiori una commessura evidente ma poco aperta. Il muso, che ha un'altezza pari a due volte la sua lunghezza e un substrato scheletrico che pari al 36% della lunghezza totale della testa, largo e massiccio. La piattaforma anteriore del muso estesa sia in altezza che in larghezza, piatta e squadra.

 

-                   (sopra) insieme dello scheletro [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 83].

 

 

            Dentatura. La chiusura tipica degli incisivi a tenaglia con canini molto distanziati per il notevole sviluppo trasversale delle mascelle. Gli incisivi sono in linea retta.

 

            Cranio. Il cranio ha una lunghezza e una larghezza totale pari al 64% della lunghezza totale della testa: Visto frontalmente appare leggermente convesso, con una fronte alta e bozze frontali molto marcate, suddivise sagittalmente dal solco mediano e dalla fossa frontale. Visto di profilo forma un arco ad andamento irregolare, molto accentuato sulla fronte, pi pianeggiante verso l'occipite. Lo stop (cio il salto nasale-frontale) brusco e forma, se visto di profilo, un agolo praticamente retto. L'arcata orbitale fortemente marcata e gli zigomi sono protesi all'esterno. Le rughe frontali sono quasi invisibili ma si evidenziano quando il cane attento.

 

            Occhi. Gli occhi sono posti quasi frontalmente (in posizione subfrontale 5-10). L'iride bruno scura, e l'apertura oculare, che ha un disegno romboidale, forma, oltre ai due angoli normali dell'occhio (interno o nasale e esterno o temporale), la piega angolare superiore e la piega angolare inferiore, poste rispettivamente in alto, appena un poco verso l'angolo nasale e in basso e quasi impercettibilmente verso l'angolo temporale. L'espressione del cane San Bernardo, generalmente, appare amichevole e intelligente. I margini palpebrali sono pigmentati di nero.

 

            Orecchie. Le orecchie tendono a tipicizzare la testa e a renderle un aspetto angoloso. Sono pendenti, triangolari, con l'attaccatura alta e dotata di una buona mobilit. Sporgenti all'esterno nel punto di attacco, concorrono a far apparire pi larga e marcata la parte superiore della testa. Il margine anteriore dell'orecchio aderisce alla guancia, mentre il margine posteriore si protente in fuori (l'orecchio correttamente dimensionato se viene steso sul muso copre la met della lunghezza della canna nasale).

 

            Collo. Il collo, estremamente potente e con un profilo superiore convessilineo, raggiunge la lunghezza della testa, quindi il 37% dell'altezza al garrese. Generalmente, le spalle ben oblique e il garrese alto fanno apparire il collo pi lungo e armonioso; viceversa il garrese basso e le spalle dritte con braccio troppo inclinato lo fanno apparire corto.

 

 

:: Il corpo

 

                  - (sopra) insieme delle regioni anatomiche [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 79].

 

                  - (sopra) le corrette angolature [ivi. p. 85].

 

La lunghezza del tronco supera del 10-15% l'altezza del garrese.

 

Torace. In qualit di cane costruito' per lavorare in condizioni climatiche al limite della sopravvivenza il San Bernardo ha, fra le razze canine, il massimo sviluppo dell'apparato cardiovascolare e polmonare e quindi una cassa toracica molto sviluppata nelle tre dimensioni (altezza, larghezza, profondit) e nella circonferenza. L'altezza del torace corrisponde al 48-50% dell'altezza al garrese. Il torace scende al gomito senza oltrepassarlo. La larghezza corrisponde al 35% dell'altezza al garrese. Le coste appaiono lunghe e ben cerchiate. La profondit (del torace) corrisponde al 55-56% dell'altezza al garrese (misura notevole, conseguenza della forte obliquit e larghezza degli archi costali e dell'ampiezza degli spazi intercostali). La circonferenza intercostale supera del 30% l'altezza al garrese.

 

            Garrese. Parte del dorso subito dietro il collo, il garrese alto, lungo e molto prominente, si eleva nettamente sul piano frontale e supera, a cane piazzato, il livello della groppa.

 

            Dorso. Il dorso ha un profilo praticamente retto. La sua lunghezza pari al 33% dell'altezza al garrese. I difetti pi comuni del dorso sono: dorso convesso (dorso di carpa o cifosi) e il dorso insellato (o lardosi). I cani con dorso di carpa subiscono una riduzione del movimento poich la spinta del posteriore trova un freno nel segmento del dorso lombare cifotico che ne attenua l'impulso. I cani con dorso insellato sono poco mobili e poco energici poich, oltre a presentare come i cani cifotici un ostacolo alla trasmissione degli impulsi, devono spendere energie per opporsi all'abbassamento della colonna vertebrale. (Foto)

 

            Reni e lombi. Ponte di congiunzione tra posteriore ed anteriore, i lombi, sono larghi, corti e leggermente convessi; dovrebbero essere poco sensibili alla pressione.

 

              

- [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, p. 86].

 

 

            Ventre e fianchi. Il ventre pieno e poco retratto. I fianchi sono, al pari dei lombi, sono assai corti.

 

            Groppa. La groppa, come fulcro di trasmissione all'anteriore degli impulsi del posteriore, lunga (33% dell'altezza al garrese) a piuttosto larga (15% dell'altezza al garrese). La sua inclinazione forma con l'orizzontale un angolo di circa 18-25%, pu essere quindi definita orizzontale (tra i difetti la groppa avvallata rende difficoltoso il movimento in montagna).

 

            Coda. La coda attaccata alta, molto grossa alla radice, lunga e pesante, pendente in riposo e supera abbondantemente il garretto.

 

            Spalla. La spalla lunga e obliqua, con muscoli lunghi, aderente al torace, libera nei movimenti. La lunghezza pari al 30% dell'altezza al garrese.

 

            Braccio: il braccio, leggermente pi lungo della spalla (raggiunge il 32% dell'altezza al garrese), ha un eccezionale sviluppo osseo e muscolare e forma con la spalla un angolo che oscilla tra i 102 e 108.

 

            Avambraccio. E' praticamente verticale ed ha un'ossatura molto forte (la pi forte della specie). La lunghezza, leggermente superiore a quella del braccio, arriva al 33% dell'altezza al garrese. I gomiti lunghi, ben aderenti ma serrati al costato, si trovano su un piano parallelo a quello mediano del tronco.

 

            Carpo. Visto frontalmente il carpo verticale, come l'avambraccio. Nei cuccioli ipotrofico per tutto il primo anno di vita.

 

                  - [in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, pp. 88-89].

 

 

 

                  - (sopra) appiombo posteriore corretto [anche a fianco in: G.Morsiani, il san bernardo, Milano 1993, pp. 90-91].

 

 

            Metacarpo. Il metacarpo molto robusto e non molto lungo. Visto frontalmente segue la linea perpendicolare dell'avambraccio e del corpo; visto di profilo poco inclinato e forma con il terreno un angolo di 75% circa.

 

            Piede anteriore. E' largo, rotondo, con dita arcuate e raccolte (piedi di gatto). Forme diverse da questa (piede schiacciato e dita divaricate) penalizzano il cane nel movimento, come del resto i piedi deviati in dentro (cagnolismo) e in fuori (mancinismo).

 

            Coscia. Lunga, larga e convessa, con muscoli prominenti. Il perimetro della coscia non dovrebbe essere inferiore al 70% e la lunghezza non al di sotto del 33% dell'altezza al garrese.

 

            Gamba. E' lunga, muscolosa e massiccia ma asciutta. Di lunghezza pari al 33% dell'altezza al garrese.

 

            Garrtto [5] . E' una regione importante non solo per la funzione di sostegno, ma anche perch una vera molla propulsiva del posteriore. Il garrtto nel cane San Bernardo di rilevante spessore e larghezza e la sua direzione generalmente parallela al piano mediano del tronco. L'angolo del garrtto (angolo tibio-metatarsico) di circa 145-150.

            Metatarso. E' di spessore rilevante, non molto lungo, perpendicolare al suolo, sia di profilo che di posteriore. Nella faccia interna porta speroni semplici o doppi (che possono essere rimossi con semplicit durante la prima settimana di vita).

 

            Piede posteriore. E' leggermente pi ovaleggiante di quello anteriore (vedi: piede anteriore).

 

 

:: Manto: forma e colore

                        

 

Pelo corto. Mai raso, sostenuto ma non ruvido al tatto, aderente, denso con abbondante sottopelo. La sua lunghezza va da 2,5-3 cm a 5 cm (in prossimit di groppa e collo). Sul muso e sul cranio non supera 1,5 cm. Sulle coscie forma leggeri calzoni.

 

            Pelo lungo. Aderente, denso, piatto, fitto e fornito di ricco sottopelo. La sua lunghezza varia dai 4 agli 8 cm (su groppa e collo). Leggermente ondulato su dorso, lombi, groppa e natiche. Sul muso e sul cranio liscio, fine, morbido e comunque non supera i 2 cm e mezzo. Sugli arti anteriori corto ma posteriormente forma delle frange e sulle cosce forma come dei calzoni.

 

 

            Colore. Di colore bianco e rosso o rosso e bianco, il bianco sempre brillante e puro (cio senza moschettature). Bianche sono: canna nasale, collare (o macchia sulla nuca), petto, piedi e punta della coda. Il rosso, che comprende diverse tonalit dal mogano al fulvo all'arancio carico, brillante e intenso. L'ampiezza delle marcature bianche determina tre tipi di mantello:

 

1.     Mantello a macchie: macchie rosse pi o meno ampie sparse nel bianco dominante.

2.     Mantello a sella completa: macchie rosse estese.

3.     Mantello marezzato: come nel caso precedente salvo che le macchie sono attraversate da venature bianche.

 

Nel passato prevalevano i mantelli a macchie, oggi invece gli altri due. La maschera generalmente simmetrica e presenta ai lati della banda bianca centrale una ombreggiatura scura, quasi nera, che sfuma lateralmente.

La pelle di colore rosato con chiazze pigmentate sparse. Il tartufo, i margini palpebrali, e labiali sono neri. La pelle molto spessa, tonica, non sovrabbondante o eccessiva in connettivo sottocutaneo.

 

 

:: Dimensione e peso

 

 

            L'altezza al garrese. Il San bernardo un cane di massima mole. Il suo gigantesco formato, derivante dall'ancestrale molosso pesante, ha sempre trovato nell'utilizzo in lavoro della razza la sua ragione d'essere. In linea generale la taglia del San Bernardo considerata molto grande quando oltre 85 cm per i maschi e oltre 80 cm per le femmine; grande, quando oscilla tra da 82 a 86 cm per i maschi e da 75 a 80 cm per le femmine; media da 78 a 82 cm per i maschi e da 70 a 75 cm per le femmine; piccola, da 70 a 78 cm per i maschi e da 65 a 70 cm per le femmine.

 

 

 

Peso. Nei maschi l'ideale di rapporto taglia-peso di 1 kg per cm di altezza al garrese, nelle femmine di 850 g per cm. Nessun'altra razza raggiunge il record in peso del San Bernardo

 

 

 

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Comportamento e attitudini: Addomesticazione e istinti

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            Come per tutti i cani, e maggiormente per un cane cos antico come il San Bernardo fondamentale risalire all'origine della specie canina, se se ne vuole apprendere a pieno il carattere. Di fatto solo attraverso lo studio dei progenitori degli animali moderni che si possono approfondire le caratteristiche legate alla loro evoluzione [6] . Sia pi nelle diverse specializzazioni, quindi, i modelli comportamentali del cane domestico derivano direttamente da quelli del lupo. Su questi schemi la selezione dell'uomo ha operato per millenni. Nei cani da soccorso come questo l'uomo ha selezionato gli aspetti comportamentali caratteristici dei cani da pastore, trasformado e accentuando nel cane il senso per il recupero di un animale smarrito [7] . Attraverso un'accurata selezione, l'uomo ha reso questi cani adatti anche a compiti come l'accompagnamento e la guida, utilizzando ulteriormente l'innata attitudine di certi soggetti alla conduzione e guida del gregge. Chiaramente per poter realizzare tutto ci (accompagnamento, guida e soccorso) in condizioni spesso estreme (tormente, valanghe, sentieri coperti di neve o di ghiaccio, terremoti, ambienti invasi dal fuoco o dall'acqua) l'uomo ha dovuto utilizzare quanto di meglio poteva offrire la specie canina in termini di prestanza fisica, resistenza alla fatica, doti psichiche, olfatto e udito [8] .

            Si pu dire che un'altra caratteristica dei cani di questa razza  quella di avere nel loro patrimonio genetico il superamento, prima degli istinti predatori atavici del lupo, poi di quelli dei cani da pastore per la custodia delle greggi. I cani di San Bernardo sono poi dotati di un istinto tale da prevedere le tempeste di neve [9] , riescono a fiutare, con vento a favore, una persona anche ad alcuni chilometri di distanza, individuare una persona sepolta sotto tre metri di neve, prevedere e segnalare la caduta di valanghe in anticipo [10] . La resistenza dell'animale alle intemperie praticamente illimitata: riescono a stare giorno e notte nella neve profonda e nella tormenta senza risentirne minimamente. Anche in condizioni di estremo disagio le facolt psichiche rimangono invariate: il cane resta sempre lucido e presente in qualsiasi momento (escludendo fattori come la vecchiaia). Dotati di acutissima sensibilit e reattivit nervosa,  i cani di San Bernardo hanno una fulminea percezione del pericolo, quando percepiscono che qualcuno in difficolt sembra che nessuno possa pi contenerli e, guidati da un istinto infallibile, si precipitano in aiuto.

            Pur essendo il pi forte di tutti i cani, tanto che non ha rivali se viene attaccato, il san Bernardo di indole affabile, in particolar modo con i bambini, per i quali sembra abbia una particolare predilizione (accetta con pazienza ogni sorta di gioco o scherzo, ma pronto a proteggerli e a difenderli con la massima decisione. Curioso anche il fatto che il cane tenda ad educare i bambini pi piccoli ad evitare i pericoli e a non allontanarsi, come fossero cuccioli di cane). In somma, il San Bernardo equilibrato, estroverso, affettuoso e giocherellone; nei confronti del padrone conserva l'atteggiamento del cucciolo per tutta la vita. Indipendente come tutti i molossoidi energico con gli altri cani, ma mai aggressivo.

 

 

 

 

 

 



[1] : Nimrud, situato sulle rive del Tigri a sud di Mosul, citt del nord Iraq.

[2] : pioniere dei sanbernardisti inglesi.

[3] : Sir Edwin Henry Landseer (1802-1873) noto pittore inglese figlio d'arte. Suo padre era John Landseer (1769-1852), incisore.

[4] : in posizione di guardia.

[5] ): o gartto, nei mammiferi digitigrti, l'articolazione degli arti posteriori posta tra la tibia e le ossa metatarsali.

[6] : solo all'animale selvatico appartiene l'inventario completo e immutato dei modelli comportamentali della sua specie e storicamente la domesticazione dei lupi e canidi selvatici ha avuto inizio all'incirca 10.000 o 12.000 anni fa.

[7] : cio, ci che per il cane da pastore o per il cane bovaro rappresentato dall'animale sperduto, per il cane da salvataggio rappresentato dall'uomo sperduto o in pericoolo. E' da segnalare, in merito, che, come nei giovani lupi che apprendono le nozioni necessarie alla vita nella comunit, cos il giovane cane da soccorso in alta montagna, oltre che dall'uomo, apprende soprattutto dal cane pi anziano con il quale esce in perlustrazione.

[8] : il cane di San Bernardo ha, rispetto all'uomo, il 40% in pi di cellule cerebrali connesse all'olfatto e la posizione frontale dei seni, pi sviluppati che in qualsiasi altra razza di cani lo forniscono di un teleolfatto che gli consente di percepire anche le emanazioni pi lontane. Olfatto come istinto. L'istinto di ricercare il viandante sperduto, o in pericolo, in questo caso paragonabile a quello che, nel cane da caccia, lo induce a seguire le emanazioni della preda e nel cane da pastore a cercare le tracce dell'animale smarrito; c' da aggiungere in oltre che gli animali, uomini compresi, in situazioni di pericolo o di smarrimento emettono un odore particolare, facilmente riconoscibile dal cane). La selezione operata su questa razza ha sviluppato in maniera largamente maggiore che in altre razze il senso di orientamento, divenuto pressoch infallibile; una eredit diretta del lupo (i san Bernardo sanno ritrovare con matematica sicurezza la pista di neve battuta, il pion, evitando sistematicamente i crepacci.

[9] : secondo lo studioso svizzero De Saussure, pioniere della psicologia canina, riuscirebbero a percepire l'arrivo della tempesta con un anticipo anche di 40 minuti.

[10] : fermandosi e abbandonando il sentiero, sempre secondo De saussure con un anticipo anche di dieci minuti.